Condivido con voi il diario di una mia paziente

Tristezza: un senso di vuoto e amarezza.
9.02.07
Sentirsi un essere immondo. Disprezzato non amato. Forse faccio così schifo a tutti che nessuno vuole fare una carezza a un lebbroso.
Ancora tanto dispiacere! Mia madre non mi ha mai fatto carezze. Neanche mio padre. Quando avevo paura e la notte andavo dai miei genitori mi dicevano: “Prenditi il cuscino e mettiti a piedi”. Non mi mandavano via ma non mi consolavano. E le notti che, quando ero un pò più grande e mi vergognavo di andare da loro e mi inventavo di avere mal di stomaco, mia madre mi faceva una camomilla e mi rimandava a dormire. Mi ricordo una volta che avevo l’otite. Un dolore terribile all’orecchio lei mise l’olio caldo e davanti alla stufa mi fece mettere la testa sulle sue gambe, la sua mano mi accarezzava i capelli, e io non piangevo per il dolore all’orecchio ma per quel gesto e mia addormentavo così, felice. Poi lei disse che era stato l’olio caldo. Credo che da allora non ho più avuto l’otite. Per quanto vada indietro con la memoria non riesco a ricordare un solo gesto affettuoso. Un abbraccio – qualche bacio si ma plateale, della serie: “Fatti dare un bacio” gridato alla folla quando andavo bene a scuola, vincevo la borsa di studio ecc… E quando nell’adolescenza mi sentivo un ranocchio, lei mi prendeva in giro e mi diceva che se non dimagrivo, mi sveltivo ecc.. non avrei mai trovato un fidanzato. Solo critiche mai un complimento, in casa mia viveva la legge del “silenzio assenso”. Se nessuno ti criticava, era fatto bene!.
L’unico che almeno a parole mi apprezzava era mio padre. Parlava con me per ore, anche quando era stanco, di qualsiasi problema: politico, etico, scolastico. Lui ascoltava, ribatteva se non era d’accordo, ma non mi giudicava ed era solito dire: “So che ti ho insegnato il giusto e che non mi deluderai, anche se hai le tue idee, non sbaglierai”. Non era un braccio di ferro con lui, non voleva affermarsi a tutti i costi, e se qualche volta riuscivo a fargli cambiare idea mi diceva semplicemente: “Hai ragione ma vedi, la vita…” quasi a giustificarsi. Non mi ha mai disprezzato perché ero un’ idealista e sognatrice o ingenua, come faceva mia madre che invece cercava di demolire tutto quello che avevo intorno, le amiche, il ragazzo, le compagne di scuola. Voleva che mi difendessi, ma io non capivo perché e da cosa! . Invece pensavo di dovermi difendere solo da lei.

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